Report e Relazioni

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Anno 2015

Relazione sociale ed economica

di Raffaele Ferri

Gentili Socie, egregi Soci,
E’ stato facile essere profeti quando nell’anno 2010 abbiamo sottotitolato la rassegna fotografica “Beati gli ultimi” con una frase, non nostra ma letta sul retro di un taxi-brusse, frase che abbiamo tradotto così: “Il futuro avrà bisogno di tutti quanti: sarà costretto ad aspettarci!”.
Alla luce di quanto è successo nella seconda parte dell’anno, alla luce dello stupore di un’Europa che scopriva all’improvviso la guerra, la fame, la miseria che sconvolge l’umanità, provocando morti e vittime non solo sotto le bombe, ma annegandoli nel mare, stremandoli nel deserto, riducendoli a parassiti nei campi profughi; alla luce di tutto questo, è stato facile essere profeti cinque anni fa.
E ciascuno ha reagito, come ha potuto, come ha saputo, come il suo bagaglio morale, culturale, spirituale gli ha permesso di fare: c’è chi ha eretto chilometri di barriere, c’è chi ha evocato malattie terribili, c’è chi ha fatto quello che ha potuto.
Di certo noi stiamo con chi, come don Ettore, che a Erba ha diviso la sua canonica con i profughi siriani, senza porsi il problema se forse erano musulmani; siamo con lui per il semplice motivo che da tempo sappiamo, che se i soldi spesi nell’emergenza, spesi per recuperare i cadaveri, spesi per raccogliere come animali malati degli esseri umani, fossero spesi per costruire un futuro per ciascuno a casa di ciascuno, non avremmo assistito a questa immane tragedia che già è uscita dalle prime pagine dei giornali, ma che ci accompagnerà ancora per tempo.
E anche dopo gli eventi terribili dell’autunno, questo non può cambiare, anzi, si nutre di nuova linfa e di nuovo ardore, come le parole di Antoine dopo la strage al Bataclan che ha ucciso sua moglie, madre di un piccolo di 17 mesi: “Venerdi sera avete rubato la vita di un essere eccezionale, l’amore della mia vita, la madre di mio figlio, ma non avrete il mio odio. Non so chi siete e non voglio neanche saperlo, quello che so è che siete anime morte. Se questo Dio per il quale voi uccidete ciecamente ci ha fatti a sua immagine, ogni pallottola nel corpo di mia moglie sarà stata una ferita nel suo cuore” .
Dell’anno di attività appena passato, voglio subito parlare di un evento che a livello di impatto temporale è stato un attimo, due ore di riunione, a fronte di 365 giorni trascorsi… ma un evento significativo, molto significativo per chi in questi dieci anni ha seguito la vita dell’associazione. Alcuni di voi ricorderanno i mesi di tensione a seguito delle accuse calunniose cui siamo stati fatti oggetto dai partners di quegli anni, accuse insensate ma che sono arrivate in alto, sino ai vertici della diocesi di Aneho ed anche oltre. Ora, dopo anni, con i tempi lunghi che talvolta le gerarchie ecclesiastiche si prendono, sono arrivate le revisioni, le nuove analisi dei fatti e delle realtà, e sono arrivate le scuse formali, non richieste da noi; ma non facciamo finta di niente: gradite. Gradite perché, ancora una volta, ma questa volta da chi non lo aveva mai fatto, ci è stato detto grazie. Noi leggiamo questo grazie non per quello che abbiamo fatto, ma perché abbiamo continuato a farlo, senza la benedizione di nessuno, ma con il solo grazie di chi è stato aiutato, e questi grazie sono aumentati anche quest’anno e anche da parte di chi non ci aspettavamo.
Questo secondo anno di amministrazione del nostro Consiglio è stato caratterizzato dalla timida ripresa dei progetti di cooperazione finanziati da terzi; mi riferisco in particolare alla Chiesa Valdese ed al Rotary Club di Treviglio. Progetti che sono stati volutamente commisurati alla potenzialità gestionale dell’associazione, e perciò centrati sulla struttura del Centro Sociale “La Misericorde” di Kouvè.
E proprio da qui vogliamo iniziare, dalla “ Misericorde”, come tutti a Kouvè lo chiamano, e come noi ci siamo adeguati con il tempo. Perché il centro sociale con il suo intreccio di storie umane, di progetti sognati, pensati, realizzati e anche raddrizzati, è divenuto il cuore del nostro fare cooperazione.
Vogliamo ricordare l’imponente lavoro di ristrutturazione dell’ex clinica, interamente finanziato da IL GIGLIO ONLUS e seguito in ogni suo dettaglio nella missione del socio Nicola; il risultato è quello di aver messo a disposizione della comunità un nuovo centro di ospitalità per studenti residenti nelle scomode periferie del villaggio, dove in un ambiente accogliente e funzionale possono seguire i loro studi. Inoltre è ospitata una nuova scuola di sartoria che già quest’anno ha accolto cinque apprendiste.
Il Centro Sociale, con la nuova gestione, ci è apparso quest’anno più snello, più intraprendente, più sognatore e forse anche un po’ maldestro, come sognatori e un po’ maldestri sono i giovani che vi lavorano: ma non era forse questo che volevamo? Non era questa la scommessa che il CD ha voluto giocare lo scorso anno? E l’abbiamo giocata, la stiamo giocando consapevoli dei rischi e delle possibilità di fallire, ma in Africa ci siamo per questo: per scommettere sull’autosviluppo e non per costruire opere fini a se stesse.
La netta e completa separazione nelle gestioni delle differenti attività a Kouvè: da un lato i progetti assistenziali affidati a Blaise, e dall’altro i progetti socio-ricreativi affidati a Koffi, ha permesso ai due differenti filoni di attività di raggiungere buoni livelli.
Il programma di Sostegno a Distanza ha raggiunto livelli più che accettabili di rendicontazione e di programmazione degli interventi di sostegno.
La gestione del Centro Sociale, ha cominciato ad affrontare gli aspetti manageriali, riuscendo a raggiungere per talune attività una certa autosufficienza economica. Certo interveniamo ancora per permettere lo svolgimento delle videoproiezioni, mantenere la connessione internet e l’abbonamento ai canali televisivi, ma anche nella nostra società occidentale le attività culturali possono vivere solo con il sostegno pubblico, e in uno stato come il Togo sotto certi aspetti fungiamo da funzione pubblica.
Gli aspetti significativi della gestione del centro quest’anno sono stati la biblioteca e la cucina; della prima parleremo in un apposito capitolo, mentre per la cucina-ristorante vi voglio solo dire che dopo anni di tentativi, pare abbiamo trovato una soluzione idonea, che ha messo la cuoca Irene in una situazione di autonomia economica, dotando il centro di un importante servizio.


Anno 2014

Relazione sociale ed economica

di Raffaele Ferri

Gentili Socie, egregi Soci è sempre un piacere ripercorrere con la mente un anno trascorso… rivivere le difficoltà, gustare nuovamente… Continua

Anno 2013

Relazione sociale ed economica

di Raffaele Pasqualotto

Carissimi Socie e Soci, amici e sostenitori, mi appresto anche quest’anno a relazionarvi sulle attività che la nostra associazione ha… Continua

Anno 2012

Relazione sociale ed economica

di Raffaele Pasqualotto

Carissimi Socie e Soci, amici e sostenitori, Per il secondo anno mi trovo a relazionarvi sulla condizione sociale ed economica… Continua

Anno 2011

Relazione di Bilancio

di Raffaele Pasqualotto

Carissime Socie e Soci, amici e sostenitori, mi appresto con una certa emozione a scrivere queste righe della relazione sociale… Continua

Anno 2010

Relazione di Bilancio

di Giovanni Bettani

Gentili Socie, Egregi Soci, Amici e Sostenitori, è sempre un piacere grande, ogni volta, quando mi appresto, con gli altri… Continua

Anno 2009

Relazione di Bilancio

di Giovanni Bettani

Gentili Socie, egregi Soci, Amici e Sostenitori, il preambolo della relazione del passato anno individuava, senza peraltro particolare lungimiranza, le… Continua