img_3426-1
6 dicembre 2016

À bientot Kouvè!


Sto per affrontare la mia prima notte italiana dopo le tre settimane passate a Kouvè.

Nell’attesa che il sonno sopraggiunga le immagini affollano la mia mente. Vedo strade di terra rossa, con la polvere che si solleva al passaggio di un mototaxi o di un pullmino traballante. Vedo i sorrisi dei bambini dentro e fuori al Centro Sociale non appena ci vedono arrivare. Vedo gli sguardi sereni dei miei compagni di viaggio questa mattina all’aeroporto, perché l’addio si è trasformato in un arrivederci.

Non è facile fare ordine in questi giorni densi ed emozionanti. Il tempo ha quello strano potere di sembrare scorrere velocissimo eppure far apparire lontanissima la notte in cui siamo arrivati a Kouvè, con il buio pesto a farci compagnia, gli occhi assonnati che vedevano per la prima volta i muri sconosciuti della Misericordia, che presto avremmo iniziato ad amare e sentire come casa.

La scelta di proporre la storia del Piccolo Principe per il campo “Moi aussi” ci ha subito entusiasmati. Al momento di iniziare le attività qualche dubbio ha bussato alla mia mente. Quale messaggio riusciremo a trasmettere? Le nostre idee per le attività come verranno accolte? Riusciremo ad infondere un po’ della nostra energia? Dubbi inutili e presto allontanati dalla gioia e dall’entusiasmo dei bambini e dalla disponibilità dei major che ogni mattina traducevano in Ewe il brano scelto, in modo che tutti potessero capirlo. Sempre pronti a stupirsi e cimentarsi con le attività i bambini hanno preso la nostra energia e ce l’hanno restituita con la forza di un tornado. Ma le domande sono sempre alla porta. Quanto può fare una decina di giorni nella vita di un bambino? È solo una goccia d’acqua destinata a perdersi? Grazie ai bambini ed ai miei compagni di viaggio ho avuto la conferma che tutti i piccoli gesti d’amore sono importanti, perché quando l’amore entra in circolo non può che aumentare. L’ultima sera, alla proiezione del film ispirato al libro, l’apparizione di ogni personaggio è stata accompagnata da un boato di voci che poi si trasformavano in sussurro per cercare di ricostruire e anticipare la storia.

In questo viaggio ho conosciuto persone, intrecciato la mia vita con la loro, persone aperte e disponibili a farmi incontrare la propria cultura, le proprie abitudini. Abbiamo avuto un assaggio della vita del villaggio. Abbiamo sentito i brividi scorrere lungo la schiena cantando le canzoni insieme ai bambini sotto il cielo stellato. Ci siamo scatenati in danze frenetiche rendendoci ridicoli agli occhi di chi ha il ritmo che scorre nelle vene. Abbiamo abbracciato il progetto Kouvolley buttandoci nella mischia sul campo da pallavolo.

 Ci vorrà del tempo per elaborare tutto quello che abbiamo visto e, anche se non sono mancati imprevisti e cambi di programma, passano in secondo piano quando ci si rende conto che quei sorrisi e quegli sguardi di gratitudine riempiranno i tuoi occhi per molti giorni.

À bientot enfants de Kouvè!

Roberta Cappellini