Giuli e Bologna
4 dicembre 2014

Bologna come Kouvé


Qualche sera fa, mentre stavamo cenando, Fede all’improvviso mi guarda e mi dice “quattro mesi fa stavamo partendo”. Io annuisco veloce e poi sorridiamo, entrambe. Stiamo per un po’ in silenzio. Musica, profumi, colori, danze, bambini, Petit, Clèment, palloni da basket: pensieri random, immagini velocissime. E poi a turno iniziamo a pensare ad alta voce, un ricordo a testa, una scena divertente, un dettaglio irrilevante. Ridiamo forte tra un boccone e l’altro. Intanto Daniel e David sono attaccati al frigorifero insieme a Falcone e a Borsellino. Fantastichiamo sull’anno prossimo, su quali potrebbero essere le emozioni che si provano nel “tornare”. Fede un po’ scherzosamente dice che sicuramente lei piangerebbe dall’emozione per ore intere, io la scherzo, ma dentro di me so che anche per me potrebbe essere così. Parliamo dell’orfanotrofio di Aneho, anche se un po’ egoisticamente qualche tempo fa c’eravamo ripromesse di pensarlo molto ma di parlarne poco perchè ogni volta finiva in pianti inconsolabili con cui potevamo dare da bere a tutti i cani di Piazza Verdi. Iniziamo a filosofeggiare come due studentesse di Legge sulla casualità della vita, sulla sorte, sul destino, “immagina se…”.

Vivo a Bologna, che è una città che imparo a scoprire ogni giorno: nuove strade, nuovi posti, nuove piazze, nuove persone. Ci sono giorni che incontro e scontro un sacco di persone senza però mai vedere visi familiari e allora ridacchiando sotto la sciarpa mi immagino quali potrebbero essere le reazioni se mi mettessi a salutare tutti. Mi capita di fare pensieri cretini, come immaginarmi Germain del tutto disinvolto che cataloga al computer qualche libro in Sala Borsa.

Rifletto sulla diversità e sull’uguaglianza. Ed è un po’ di tempo che penso siano la stessa cosa. E allora penso anche che in realtà molto spesso siamo noi a voler complicare le cose e che sarebbe così bello se riuscissimo prima a notare le cose che ci accumunano, da quelle che ci distinguono.

Riassumendo: l’anno prossimo torno a Kouvè