img_2324-1
6 dicembre 2016

C’est l’Afrique!


Distribuire il tutto equamente nelle due valigie da 23 kg l’una. Due valigie quasi identiche, perché hai già messo in conto che almeno una delle due verrà persa. Nel bagaglio a mano le cose essenziali: il passaporto, il libretto giallo*, lo spazzolino e il dentifricio, lo smartphone che per la prima volta porterai, la macchina fotografica che sai già che non userai perché ti fa sentire una turista yovo*, il mascara (si, avete letto bene: il mascara), un cambio completo perché se ti perdono entrambe le valigie almeno potrai cambiarti le mutande, i soldi e il Lariam*.

C’est l’Afrique!

Milano – Paris – Lomé
Lo sciopero di AirFrance.
La partenza posticipata di 24 ore e l’attesa di 9 ore a Parigi. Odiare AirFrance. E amarla di nuovo quando a Lomé arrivano le valigie di tutti.
Vedere qualche nero intorno a te, accorgersi come a poco a poco aumentano finché sei tu, il bianco, l’ospite. E nonostante quest’estate hai già preso un po’ di sole ti senti molto, molto bianca. Ma sai che ti ci abituerai.
La sorpresa dell’aeroporto nuovo di Lomé. Una serietà e professionalità che, un po’ presuntuosamente, non pensavi di trovare in Togo.
E’ l’una di notte. Siamo sudati e stanchi. L’umidità non aiuta.
Victor* fuori dall’aeroporto ad aspettarci con due pulmini anni ’60. Uno dei due pulmini non parte.

C’est l’Afrique!

Villaggio di Kouvé. Centro Sociale “la Misericorde”. La casa dell’associazione SI Lombardia, la casa del gruppo Gototogo per 23 giorni.
Viaggiare di notte in Africa vuol dire buio, disorientamento e affidarsi al cento per cento al tuo autista e un po’ anche alla fortuna. Arriviamo alla Misericordia tipo alle 3 di notte, non me lo ricordo, ero distrutta ed elettrizzata allo stesso tempo. Ricordo che era buio, ricordo Kodjo*, Abel*, Dami e Andre ad aspettarci. Ricordo i loro splendidi sorrisi.
Già nel lontano 2008 avevo provato la sensazione di arrivare alla Misericordia la notte. E’ bellissimo, soprattutto se è la prima volta. Perché il buio africano è come se ti teletrasportasse dall’aeroporto alla tua camera da letto in meno di un secondo.
La mattina dopo sveglia presto, nonostante tu abbia dormito poco più di tre ore. Svegliata dalla luce che prepotente entra dalla zanzariera, dal rumore delle foglie della palma mosse dal vento che simula la pioggia, la maman* che spazza per terra e le urla dei bambini che già giocano, come se fossero le 4 del pomeriggio.
Il sole è sorto e come la natura, anche tu devi svegliarti. Il naturale ritmo delle cose.

C’est l’Afrique!

Il campo estivo “Moi Aussi*”, che dal 2011 i bambini di Kouvé e dell’Orfanotrofio di Aneho aspettano con grande fermento. Una delle cose più belle è ritrovare i bambini di sempre cresciuti, sani e svegli. O ritrovarli addirittura ragazzi, persone mature con cui fare discorsi importarti e sentire di esser fiera di loro. E al contrario conoscerne di nuovi ed innamorarsene all’istante. Hanno qualcosa di magico i bambini africani. Lo so che se non ci siete mai stati sembra una banalità assoluta, ma so anche, invece, che se in Africa ci siete stati sapete benissimo a quale magia mi riferisco.
Il problema di questi bambini non è il fatto che dormono per terra, che per 23 giorni li vedi con indosso la stessa maglietta, che stanno a piedi nudi o che non sanno cos’è un pasto completo. Il problema è che hanno perso la mamma, che il papà beve, che lavorano nei campi invece di andare a scuola. Il problema è che se quest’anno a scuola ci vanno, invece l’anno prossimo non ci andranno perché nessuno gli pagherà la retta scolastica; che se si ammalano non vengono fatti curare all’ospedale, ma dalla medicina tradizionale locale perché costa meno. La magia dei bambini africani è che, nonostante tutte queste cose orribili, ti rispondono sempre “ça va très bien” e ti regalano sempre un sorriso. E vi giuro, ve lo giuro, sarà uno dei sorrisi più belli che vi sono mai stati regalati. Ed è gratis. E mi dispiace ma non c’è fotografia che possa testimoniare.

C’est l’Afrique!

Sentirsi a casa. Varcare la soglia della Misericordia e sentirsi come quando dopo un’infernale giornata al lavoro, stanchissima, metti un piede sul parquet di casa e sai che la cena è già pronta. Proprio quella bellissima sensazione lì. E custodirla gelosamente.
Gelosamente, ma con la consapevolezza che tante persone prima di te hanno lasciato un pezzo del loro cuore in questo posto. E bisogna che ci sia spazio per tutti.
E’ da tanti anni che tanti volontari arrivano alla Misericordia, chi per l’associazione e chi per il progetto GOTOTOGO. E si respira questo passato, tutti hanno lasciato un segno. Una polaroid attaccata al muro, una scritta colorata in cortile o chi, più discretamente, nei ricordi delle persone.
Rendersi conto che siamo tanti, che rappresentiamo un’associazione che ormai tutto il villaggio conosce. Che il quartiere intorno alla Misericordia sembra esser diventato una Little Italy africana. Che sempre più spesso veniamo chiamati per nome, e non solo “yovo yovo bonsoir!*”
L’associazione ha fatto tanto in tutti questi anni, nonostante le grandi difficoltà e i numerosi ostacoli che l’Africa ti mette davanti. Ha lasciato il segno e continua a farlo. Ognuno di noi ha il dovere di arrivare in Togo per guardare e ascoltare. Sono tanti i motivi che spingono una persona a fare un viaggio del genere. Ma non bisogna partire per fuggire da qualcosa o per consolare delle insoddisfazioni. O non bisogna sentirsi degli eroi che salvano, ma anzi, bisogna spesso accettare di sentirsi inutili. Bisogna solo guardare e ascoltare, mettersi al loro fianco. E raccontare una volta a casa di questa terra e di queste persone che sembrano ancora così lontane e diverse agli occhi di tanti, ma fortunatamente non ai nostri.

C’est l’Afrique!

I colori. La terra. I profumi. La polvere. La musica. I bambini. Gli odori. Il contatto fisico. I sorrisi. Le danze. Il piment*. Le maman. Un brainstorming che potrebbe essere infinito.
LE MAMAN.
L’Africa è femmina. Sono le donne che ogni giorno portano sulla testa il peso di ogni cosa. Il peso dei lavori nei campi, il peso delle preoccupazioni, i figli, l’acqua, i così tanti problemi. E quest’anno ne ho avuto ancora una volta la conferma. Sono le mamme di tutti, anche dei figli non loro.
La pazienza. Il vivere giorno per giorno. Il loro sguardo all’inizio un pò sospettoso, ma subito dopo pieno d’affetto. E il loro ringraziare sempre.

C’est l’Afrique!

I miei compagni di viaggio. Mi sento molto fortunata ad aver condiviso questa esperienza con persone come loro. L’Africa tira fuori il bello e il brutto delle persone. Posso dire d’aver visto solo cose molto belle. Grazie per questo tempo.

C’est l’Afrique!

La certezza che tornerai e che loro con semplicità e naturalezza ti abbracceranno. Ogni giorno ti diranno “soyez la bienvenue!*”. E ai loro occhi non sarai la yovo con i pantaloni di lino, lo zaino, le scarpe da trekking e la macchina fotografica al collo. Ma indosserai alcuni dei tuoi vestiti africani migliori, metterai il mascara (quello del bagaglio a mano), ti pettinerai per bene e sfoggerai il tuo sorriso più bello.
E sarai colorata e felice.
Sarai come loro.
Sarai una di loro.

C’est l’Afrique! Et c’est magnifique!

Gilda Ferri

*

PICCOLO GLOSSARIO

Libretto giallo – Certificato delle vaccinazioni internazionali
Yovo –  Nella lingua locale Ewe significa “uomo bianco”
Lariam – Profilassi per la malaria
Victor – Collaboratore dell’associazione (l’autista)
Kodjo – Collaboratore dell’associazione (il guardiano del Centro Sociale)
Abel – Il figlio di Kodjo
Maman – Termine usato per chiamare affettuosamente una donna
Moi Aussi – Significa “Anch’io” ed è il nome del campo estivo organizzato dal GOTOTOGO
Yoyo, yoyo bonsoir! – Filastrocca che i bambini cantano nel vedere uno uomo bianco
Piment – Peperoncino
Soyez la bienvenue! – Benvenuta!