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7 dicembre 2016

Due mesi dopo…


Sono passati due mesi… e ancora mi è difficile esprimere quello che ho provato e vissuto in Africa, in Togo, in quel villaggio in mezzo al nulla: Kouvè.
Mi è difficile descrivere le emozioni, le sensazioni, i colori visti, i profumi respirati.
Ricordo il primo giorno, la prima mattina, quando mi sono svegliata. Sono uscita in terrazza. I miei compagni di viaggio erano ancora a letto. Ho guardato il cortile interno della Misericordia: una signora vestita di colori lavava i panni e cantava. Dal lato opposto, la strada di terra rossa: un passante trasportava qualcosa di pesante in testa, proprio come nelle immagini che si vedono in tv. Ho provato una sensazione assurda, per un attimo mi sono chiesta dove fossi.
Ritrovarsi catapultati in un mondo che non conosciamo, che non capiamo, che non ci capisce.
Un mix di emozioni realmente difficili da descrivere.
Poi passavano i giorni, conoscevamo i bambini e iniziavamo l’avventura, quella vera, quella del campo. Ed erano solo occhi, e sorrisi, e un francese improvvisato, ed entusiasmo per ogni cosa. Quei bambini che non hanno niente, che impazziscono per i palloncini e le bolle di sapone, che cadono e si sbucciano ma non fanno una piega, che giocano con qualsiasi cosa, che ballano con una semplicità assoluta. Quei bambini che ti entrano davvero nel cuore, insieme a tutta quella parte di mondo che non conoscevi, di cui avevi solo sentito parlare ma che non avevi mai vissuto, addosso, sulla pelle.
C’est l’Afrique, e quando inizi ad abituarti, finisce il tempo. Doverla abbandonare è difficile sul serio. Tre settimane intense, di momenti più o meno facili, di fatiche, di acqua che manca, di cibo piccante, di tante risate e tanto divertimento, di foto, colori, odori, sapori. Tre settimane che lasciano il segno.
Poi torni nel tuo mondo, nella tua realtà. Sei di nuovo al lavoro, al tuo paese, con gli amici, il moroso. E all’apparenza quella del Togo resta solo una meravigliosa esperienza, fatta di tante novità e di tante emozioni, ma che finiscono lì. All’apparenza tu ritorni alle tue cose, alla tua vita, come se nulla fosse cambiato, come se quella fosse una parte finita, conclusa.
In realtà, quando ti ascolti, senti davvero di essere diversa, di essere cambiata, di aver avuto la fortuna di vedere, con gli occhi e con il cuore, un pezzo di mondo che merita, e che può insegnare qualcosa anche a noi. Senti di essere più ricca, di avere se non altro buona parte di te stesso invasa da qualcosa che non hai mai avuto. E si. C’est l’Afrique.

Annachiara Roderi