Alessandro all'orfanotrofio di Aneho
18 febbraio 2014

Il diario di viaggio di Luciano


I seguenti stralci sono tratti dal mio diario di viaggio del GotoTogo del 2010

 

07­.08­.2010

Pt. 1 ­ Viaggio ovvero Mangiare in aereo

ore 23:00

Anche se non è la prima volta che viaggio, non ero mai stato fermo per fare un cambio, in

un aeroporto pieno di “chi­torna­a­casa­per­le­vacanze”, chi viaggia così lontano da tutto

il resto.

Anche se non è la prima volta che viaggio, la sento un po’ come tale.

L’ho capito anche dal pranzo offerto dalla Royal Air Maroc; è la prima volta che mangio in

volo.

E’ strano atterrare alle 2 di notte del tuo orologio, ma alle 4 dell’ora locale, ed essere

accolti dal buio alquanto umido del Togo.

[…]

All’arrivo siamo in quindici più un prete italiano, accompagnati da un prete togolese.

­abbiamo compilato i permessi per i visti, ci siamo messi in coda e dopo l’intervento di

Père Joel la situazione si è risolta in poco tempo­

Ritirando i bagagli su 30 bagagli in stiva, solo 3 sono andati dispersi, la considero una

buona media.

All'aeroporto di Lomé

­­­

 

Pt. 2 ­ TOGO ­ In strada

Sono infine le 4:40 circa quando sulla Toyota io, Albert, Ale, Nicola e Andre ci avviamo

alla volta del campo giovani a Massada.

Fuori è ancora tutto buio ma la capitale Lomé comincia già a brulicare di poca vita

notturna.

La strada è lunga, scomoda (siamo in 4 sui sedili posteriori, più alcuni trolley) e ho come

l’impressione che sia poco frequentata ­se non da tir immensi e motorini­

Quando la strada, da asfaltata e dissestata, diventa terra rossa, fuori c’è luce in

abbondanza, pioviggina e il cielo è grigio.

­­­

 

12­.08­.10

Pt.4  Aneho

L’Orfanotrofio ovvero Sommersi dai bambini

Fare volontariato in un orfanotrofio lo auguro a chiunque, se sono tutti come quello di

Aneho.

Cinquanta bambini che ti assalgono chiamandoti ­Yovò, Yovò­

saltandoti addosso per essere presi in braccio.

Vogliono tutti essere al centro della tua attenzione, si struggono per essere solamente

coccolati come non possono più da un papà e una mamma che non hanno.

Ci sono cose che li fanno impazzire, come la vista di una macchina fotografica, o come

fargli il solletico, o un pallone.

Il tempo scorre in fretta se giochi con un bimbo.

Dopo pranzo fanno il pisolino e noi abbiamo un paio di ore libere.

Che personalmente anche io uso per una siesta.

Facciamo un giro per la città, e scopro che il martedì è giorno di mercato.

Il mercato di Aneho è caotico, pieno di gente, moto, biciclette, ceste piene di cibo,

apparecchi elettrici, prodotti di pulizia ma soprattutto cibo.

Ci sono anche delle puzzolenti bancarelle che vendono feticci vodoo come pezzi di

coccodrillo, mascelle di capre e scettri pelosi.

Dopo il giro al mercato, passiamo all’oceano, dove si affaccia la vecchia strada per la

capitale, ora distrutta.

L’Oceano è la prima volta che lo vedo.

E’ imponente rispetto al nostro mare.

Ale ritorna bambino, come quando da piccoli si scappava dalle onde, e con Nicola si

stagliano in una danza Togolese contro l’acqua, finendo per bagnarsi.

Di ritorno all’orfanotrofio io, Ale e Nicola portiamo i bambini all’Oceano ­quelli più grandi­

tutti allegri e contenti. Di ritorno, passiamo il resto del pomeriggio a coccolare i bambini

esausti per la gita e incantati davanti a un film.

La giornata si conclude con la cena dalle suore e una bella birra in qualche boutique; poi

una doccia, tornati al vescovado dove abbiamo le camere e ci prepariamo per il giorno

successivo.
­­

 

17­.08­.10

Pt. 5 Verso Kouvé

Mai avrei creduto che per muoversi in Togo tutti utilizzassero le moto.

Mai avrei creduto che esistessero delle buche così grandi.

Mai avrei creduto che un clacson potesse determinare la tua posizione in strada.

Mai avrei creduto che ogni mezzo possa viaggiare su qualsiasi tipo di strada.

Mai avrei creduto di riuscire a dormire in auto nonostante le buche.

Siamo qui al centro sociale “La Misericordia” di Kouvé, gestito fino a poco tempo prima

da Monica, che ha lavorato in Africa per l’associazione, lasciando al primo piano un

appartamento arredato che  sarà la nostra casa per la prossima settimana.

Finalmente abbiamo la possibilità di farci un caffè.