Federica con i bambini del centro sociale
28 agosto 2014

Kouvé, le chiavi del cuore


Ho trascorso questa settimana recuperando i chili persi, le energie esaurite e cercando di riprendere i ritmi della quotidianità, ma ho anche e soprattutto raccontato.

Inizialmente, lo ammetto, avevo delle difficoltà ad aprire il mio cuore agli altri, perché tutte le volte che ci provavo, le lacrime cominciavano a bagnarmi le guance e mi fermavo.

Come si fa a raccontare tre settimane così intense? Ho vissuto troppe emozioni in troppo poco tempo, è come se lì fossimo stati in una bolla di vetro per 22 giorni e che il tempo all’infuori di Kouvè si fosse fermato. Non esisteva più l’Italia, lo studio o il lavoro, c’eravamo solo noi, i bimbi ed il nostro Centre Sociale.

Poi, ho capito che dovevo raccontare. Ho capito che tutti devono sapere, che tutti devono conoscere le abitudini, le culture ed il modo di vivere di un popolo diverso dal nostro. Ho capito che bisogna raccontare per smuovere un minimo le coscienze, per far capire che basta un niente per migliorare la vita degli altri e di conseguenza la propria.

Federica a Kouvé

Da quando sono tornata, spesso la nostalgia mi sorprende, mi travolge ed in un attimo mi trovo catapultata in quel villaggio dove ho lasciato una parte del mio cuore e del mio pensiero.

Ritorno a Kouvè tutte le volte che per strada vedo un ragazzo, un uomo o una donna africana e ne sento l’odore, quell’odore che ho imparato ad amare; mi sento a Kouvè tutte le notti, quando sogno i bimbi che schiamazzano o che ridono giocando insieme; credo di essere ancora in Africa, ogni qual volta ascolto Il Pescatore, il nostro inno che ci ha accompagnato per tutto il periodo e mi tornano in mente i bimbi che ne intonano il ritornello.

 A come l’amore con il quale abbiamo condotto il grest, l’amore con il quale abbiamo portato a termine il progetto Mulini a vento, ma soprattutto l’amore nei miei occhi tutte le volte che guardavo Petit correre verso di me per darmi un bisous.

F come la felicità che mi ha invasa appena scesa dall’aereo a Lomè per aver finalmente realizzato il mio sogno, la felicità dei bimbi di Aneho mentre giocano spensierati sperando di prolungare la loro permanenza all’infinito, la felicità mia e di Michi mentre corriamo sotto la pioggia come due matte a piedi nudi.

R come il colore rosso della terra, quella stessa terra che si depositava sui nostri vestiti e sembrava non voler andar più via.

 I come i momenti di ilarità che scoppiavano a tavola tra noi gototoghi, spesso dettati dalla stanchezza dopo una giornata di giochi e attività con i bimbi, oppure i momenti di disagio tramutati in momenti divertenti e indimenticabili con Giulia.

C come condivisione. Condivisione significava descrivere ogni sera la propria giornata, evidenziarne una foto positiva ed una negativa e condividerla con gli altri, significava aprire il proprio cuore e lasciare che tutti facessero tesoro delle emozioni di tutti. Condivisione di sentimenti, risate, ma anche conoscenza e scambi di opinioni e di pensieri durante gli indimenticabili Aperitivi dei Campioni. Condivisione erano gli abbracci con Madda nei momenti più difficili. Condivisione era lavare i piatti in terrazza con Marti, illuminate solamente dalla luce proveniente dall’immensa luna.
Condivisione soprattutto tra i bimbi, ogni qual volta dividevano tra loro in mille pezzi anche il più piccolo dei biscotti. Condivisione significa anche abbattere le proprie barriere, superare i propri confini, significa andare incontro agli altri, sentirsi come loro ed essere una di loro, così come andare a casa di Gaston insieme a Giorgia ed essere accolte con gioia, oppure mangiare il Fufu con le mani o ancora lavarsi con l’acqua piovana che scendeva giù dal tetto.

A come arrivederci Kouvè. Luogo in cui ho visto una luce, una luce pura, di felicità gioia e serenità, una luce proveniente dagli occhi di Freeman che chiedono amore, da Josephine che cerca continuamente l’attenzione di tutti o da Bruno che sogna di diventare ingegnere.

 

Chi l’avrebbe mai pensato che avrei imparato così tanto in un piccolissimo villaggio di un piccolissimo stato dell’immensa Africa?