Maddalena e Foga sulla spiaggia di Aneho
6 febbraio 2014

Kouvé nel cuore


27 luglio 2013.

Terra rossa. Biciclette.

Odor di bruciato.

Messa infinita.

Inventare parole in francese.

Capirsi a gesti. Regalare ogni cosa.

Infiniti viaggi in pullman.

Piment. Agoutì.

Pàt.

Igname.

Buio pesto.

La pasta e le uova.

Le uova e la pasta.

Polvere ovunque.

Lavarsi i capelli nel lavandino.

Bucato.

Doccia all’africaine.

Yovó.

Ewe.

Stellate magnifiche.

Bonjour alle 6.

Trecce.

Il GoToOgnidove.

Ballare.

Cantare.

Ridere.

Piangere.

Sguardi.

Sorrisi.

Gesti.

Odori forti.

Mercato.

Abbracci.

Essere.

Entusiasmo.

E potrei continuare per secoli interi. Niente telefono. Niente facebook. Tutto quello che qui sembra necessario diventa superfluo! Ci si adatta da subito, ci si sente a casa propria, come se si fosse sempre abitato lí, si ha il sole dentro, si vorrebbe regalare tutto quello che si ha e si sopravvive tranquillamente a tutto: Bienvenue en Togo!!

Mi risulta sempre difficile scrivere riguardo la mia esperienza togolese. Perché credo che per quanto mi impegni a trovare le parole giuste non sarebbero mai abbastanza. Non è stato semplice spiegarlo persino a me stessa, forse perché una spiegazione logica e razionale non c’è. L’ho cercata, l’ho cercata fino a che ho capito che la cercavo nel posto sbagliato. Cercavo nella testa quello che invece si può sentire solo con il cuore, perché i loro occhi, i loro abbracci, la loro gioia, la voglia di esserci..

Tutto ti entra dentro, profondamente! Ed é per questo che, seppur sia in Italia ormai da sei mesi in realtá credo di non essere mai tornata completamente da questo viaggio meraviglioso.. e credo proprio di non volerlo nemmeno fare. Perché di una cosa sono assolutamente sicura: ‘Si sopravvive di ciò che si riceve, ma si vive di ciò che si dona.’