post-madda
25 novembre 2014

Trentatré


33.
Trentatré.
Trank. Non mi sto riferendo agli anni vissuti da Gesù Cristo, non sarà niente di religioso. Che sia inerente alla parola che il medico chiede di pronunciare in maniera ben scandita al paziente o al numero delle vertebre che compongono la mia colonna vertebrale? No no, studio ottica ed optometria.

Inoltre non amo gli scioglilingua e di conseguenza escludo il soggetto del famoso scioglilingua ambientato a Trento.

Seppur sia una letterata mancata non mi sto preparando a rendere in prosa la cantica del Paradiso, e tantomeno ho intenzione di propagandare un ritorno al passato con i dischi musicali più diffusi negli anni ’80 (seeeeeempre e solo concerti di Mengoni per me!

Trentatrè. Doppio numero perfetto!
Niente è perfetto. Niente.
Così mi hanno sempre fatto credere.. Ma vi assicuro che qualcosa di perfetto c’è. E io l’ho trovato.
Perché se ogni volta che ci ritorni hai un’enorme voglia di stravolgere il mondo, anche solo con un sorriso.. beh, non può che essere qualcosa di perfetto.
Trentatrè sono i giorni che mi separano dal posto del mio cuore (aaaanzi del nostro, di chi è già stato a Kouvè insomma).
Sì. Tra trentatrè giorni ritornerò nella mia Africa. Per la terza volta.
Mia perché mi piace immaginare che sia sempre lì, pronta ad aspettarmi. Ed è sempre bello essere aspettati.
Per la terza volta sì, ma con una grande novità: atterrerò da sola. Nessun bianco a seguito. Certo, Nico mi raggiungerà dopo qualche tempo, quando ormai avrò addirittura imparato ad accettare alcune realtà di me stessa veramente scomode.

Ma l’inizio della permanenza, quel primo periodo in cui l’Africa si vive e si affronta di pancia, spetterà solo ed esclusivamente a me.  Fortunatamente non sono una sprovveduta e grazie anche al destino che ultimamente si schiera sempre dalla mia parte, avrò una presenza africana davvero speciale e tutta per me: Koffì mi aiuterà a non ‘perdermi’ mai, di questo ne sono certa!

Nel frattempo i giorni mancanti stanno diventando 32. Come il numero dei quadrati neri della scacchiera. Ma questa è un’altra storia.